Venerdì 28 Febbraio 2020
   
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"Vogliamo risposte serie, precise e tempestive"

L'intervento del sindaco Giannandrea

Stavolta la politica che ama parlarsi addosso durante i Consigli comunali non è entrata in sala consiliare. Lo scorso 22 maggio, ad entrare nella massima assise putignanese sono stati invece uomini e donne con il cuore in mano, determinati più che mai a difendere il diritto alla salute del Sud-Est barese. A questo proposito, alla fine dei tanti e pregevoli interventi, molto apprezzato è stato il discorso del primo cittadino Domenico Giannandrea. Seppur in un primo momento Giannandrea sembrava essere stato un po' soprafatto dagli eventi e rassegnato alla chiusura dell'ospedale, ora appare agguerrito e determinato a dire no ad un riordino ospedaliero che calpesta il diritto alla salute dei putignanesi e dei Comuni vicini. Riproponiamo le parti fondamentali di un discorso che ha saputo tirare le somme.

«Sin da quando si è cominciato a parlare del famoso riordino ospedaliero, abbiamo protestato e ci siamo fatti sentire in tanti modi, anche raccogliendo circa 17mila firme e depositandole in Regione; dopo è seguito un confronto serrato tra Regione e Comune perché sicuramente esistono dei problemi tecnici che possono rallentare un progetto, ma è altrettanto vero che se c'è la volontà, non di fare un piacere a Putignano, ma una volontà politica di garantire la reale possibilità dell'esercizio alla salute su questo territorio, la Regione deve dimostrarcelo.

Alla Regione stiamo dando l'opportunità per dimostrarci che c'è da parte sua la volontà di cooperare; se non sarà così, anche considerando quel che è emerso in  questa assise, il tempo della ragione è volto al termine.

Non è affatto vero che un territorio, che ha deciso di esprimersi in maniera istituzionale, non abbia la voglia di far sentire la sua voce pacificamente ma con forza e con veemenza. Perché credo che ciascuno di noi sappia che stiamo facendo una battaglia che riguarda un diritto fondamentale. Quando prima si faceva il discorso della fortuna di nascere a Bari piuttosto che altrove, ho pensato che il problema è che, se si continua su questa strada, oltre a ledere i nostri diritti, si ledono anche i diritti di chi gli ospedali li ha sotto casa che sono infognati da un sistema che non è d'aiuto ma è ostile e che ci porta ad andare tutti nello stesso posto per cercare soluzioni per la nostra salute, rendendo difficoltoso il lavoro degli operatori e creando attese lunghissime. Dobbiamo prevenire situazioni del genere dislocando in maniera razionale i vari presidi sul territorio.

Noi non faremo la battaglia per avere l'ospedaletto sotto casa, questa è una speranza che è morta e sepolta, noi dobbiamo agire tutti insieme per avere un ospedale efficiente sul territorio, e la presenza dei Sindaci dei paesi vicini mi dà molta forza. Noi dobbiamo fare una battaglia perché tutto un intero territorio possa ragionevolmente sperare che in caso di bisogno vi sia un diritto alla tutela della salute uniformemente diffuso. Vogliamo risposte serie, precise e tempestive. Cari Sindaci vi invito a intraprendere un cammino insieme per richiedere un tavolo che deve essere a strettissimo giro; alle parole devono necessariamente seguire i fatti. Diamoci quindici giorni, entro quindici giorni dobbiamo andare tutti insieme in Regione a fare le nostre proposte». 

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