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LETTERA DENUNCIA DI LAVORO: APPELLO AL SINDACO

lavoro-operai

Caro direttore,
siamo alcuni dipendenti ormai stanchi di essere trattati come “burattini” e vorremo denunciare tramite il vostro giornale quello che accade nella nostra azienda. La ringraziamo anticipatamente se ci darà spazio sul suo giornale per denunciare tutto ciò.

Nella nostra azienda viene messo in atto un nuovo statuto dei lavoratori:
- non è necessario essere assicurati,
- bisogna svolgere minimo 10 ore giornaliere,
- lo straordinario è pagato dopo le 10 ore,
- un giorno di assenza ti viene detratto dalle ferie.

Svolgiamo dalle 12 alle 16 ore giornaliere per cercare di raggiungere le 260 ore mensili, che siamo costretti a svolgere, altrimenti alla fine del mese c’è una detrazione dallo stipendio, inoltre i nostri salari non rispecchiano neanche uno stipendio adeguato.

Alcuni nostri colleghi dopo essersi fatti male sul posto di lavoro e accompagnati in ospedale, sono stati costretti a mentire sul luogo dell’accaduto perché non erano assicurati.

L’azienda è ****** situato nella zona industriale di Putignano, ******. L’azienda è formata da una ***** di operai, di cui una parte neanche è assicurata.

Queste poche righe le vogliamo rivolgere al sindaco Gianvincenzo Angelini De Miccolis, alla Guardia di Finanza, all’Ispettorato del lavoro e tutti gli enti di competenza.

Caro sindaco De Miccolis, in campagna elettorale è venuto spesso a trovarci, e nei suoi comizi si è rivolto a noi lavoratori che sarebbe stato pronto ad aiutarci, e ora?

Possiamo comprende la crisi economica che stiamo attraversando, siamo pronti ad aiutare la nostra azienda, anche se non ne avrebbe bisogno.

Vorremmo alzarci al mattino e sentirci “OPERAI” e avere solamente i nostri “DIRITTI”.

Noi ci siamo rivolti a lei, perché abbiamo fiducia nella sua amministrazione e negli enti di competenza, sperando che insieme possiate mettere luce a tutto ciò.

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Questi operai rivendicano i loro "diritti". Comprendo la gravità della situazione; è come vivere sotto ricatto, giorno dopo giorno. E' la solita solfa, se non ci stai al gioco, come disse una volta Pino Scotto, "laffuori è una guerra"; ci sono centinaia di precari pronti a sostituirti, facendo, loro malgrado, il gioco del crumiro. Sembra ieri, della serie prima rivoluzione industriale.

A chi pensa poi che, in tali condizioni, basterebbe rivolgersi dalle autorità...beh, la risposta è un secco "no comment". Il lavoro, di fatto, non è più un diritto, ma uno stato di necessità che ci distoglie dalle passioni, dalla vita..."lavorare stanca" scriveva qualcuno.

In una società economicista, senza etica e valori, dove la "fatica" è diventata solo il mezzo attraverso il quale raggiungere l'utile, accade che degli operai chiedono solo condizioni di lavoro più dignitose, rispetto umano; mentre qualcuno, dall'altra parte, li soggioga e ne fa strumento per ingrossare il proprio portafogli e a-profittare di nascosto, a discapito dello stato di diritto e di qualsiasi valore etico, di una Costituzione che non c'è.

L'umiliazione più grossa arriva dallo Stato e dalla certezza che denunciare simili fatti, in taluni casi, possa costituire reato: tanto si sa, queste cose non si "dichiarano"... non solamente in busta paga, che non è mai il documento dettagliato, per eccellenza, di quanto accade al "dipendente" (e si, da noi lo chiamano ancora così...vale a dire colui che dipende) in un posto di lavoro.

Dov'è finita l'humana caritas?

Sembra non esserci via di scampo: non sarà l'intervento di un sindaco, di un'autorità o la benedizione del politico di turno a risolvere la questione... sarà come rabberciare qua e là i pezzi di un giocattolo che non funziona. Bisogna riprogettare e ripianificare l'intera società.

Nicola Teofilo

Direttore Responsabile