Domenica 22 Ottobre 2017
   
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Ma che ne sanno...

sorriso

Ma che ne sanno i nostri figli... che ne sanno dei tempi in cui uscivi e se ti chiamavano al telefono di casa, anche solo cinque minuti dopo, anche se era il Papa, tua mamma poteva solo dire: "Mi dispiace, è fuori casa e non so quando torna".

Che ne sanno di cosa significhi vivere senza filmini ogni dieci minuti, senza selfie o Youtube o iCloud e poter fare affidamento solo sulla propria memoria. Che poi ognuno rammenta dettagli differenti e si passano intere serate a ricostruire immagini a suon di "ti ricordi" che cambiano nel tempo, insieme a noi, si arricchiscono e si modificano attraverso il setaccio di quel che conta veramente: l'amicizia!

Che ne sanno delle scritte d'amore sui muri, dei tempi d'attesa di una lettera, sia per scriverla che per riceverla, delle cartoline spedite dal mare che arrivavano sempre a metà ottobre. Della punta d'amaro che lasciavano sulla lingua quei maledettissimi francobolli.

Che ne sanno dei primi telefonini che contenevano in archivio così pochi messaggi che dovevi decidere ogni volta quali tenere e quali buttare, che rileggendo oggi quelli che hai conservato ci puoi vedere una radiografia dell'amore che ti ha portato fino a qui.

Che ne sanno della fine di quelle storie in cui lei scompariva dalla tua vita e non potevi saperne più niente, senza Facebook che t'informi che è in vacanza in Thailandia o che ti mostri quanto possa essere viva e bella anche senza di te.

Che ne sanno della capacità di illudersi o immaginare, che ti aiutavano a sopravvivere al vuoto alimentando comunque una speranza.

Che ne sanno dei pomeriggi in discoteca in giacca e cravatta, delle sere in cui "con un deca non si può andar da nessuna parte" eppure ci andavi lo stesso, dei rientri spingendo la vespa rimasta senza miscela, a piedi sotto la pioggia, delle notti in cui siccome non c'erano gli sms o WhatsApp allora passavi sotto casa sua solo per vedere quella luce accesa e accertarsi che lei fosse tornata, o, addirittura, per urlarle in maniera sobria quanto l'amavi sotto la sua finestra.

Che ne sanno di lei che il giorno dopo a scuola ti diceva quanto fossi scemo, ma te lo diceva guardandoti negli occhi e tu in quegli occhi vedevi tutto quel che serve.

Che ne sanno di cosa significhi vivere come dei ponti tesi tra l'è stato e il sarà, cercando di non perdersi l'affaccio su quel che c'è, patendo contemporaneamente sempre un po' di vertigine.

Non ne sanno niente, proprio come noi al tempo non ne capivamo niente dei nostri genitori, il che dimostra che la vita è sempre uguale anche quando sembra tutto così diverso... Che è l'unica cosa che tutti dovremmo sapere!

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