Mercoledì 20 Novembre 2019
   
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Sesso, coca e slot: guerra tra cani sciolti e mafiosi

Marco Pesce, pluripregiudicato putignanese

Marco Pesce, 36 anni, è stato sottoposto a detenzione domiciliare in esecuzione di una sentenza del 2007. Dovrà scontare dieci mesi per reati contro la famiglia.

Il pluripregiudicato putignanese Marco Pesce non ha bisogno di presentazioni; negli ultimi anni è finito spesso sulle cronache.

Le ultime “news” risalgono al settembre 2016, quando i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria (Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata) di Bari eseguirono il sequestro del patrimonio riconducibile al Pesce.

Le fiamme gialle bloccarono una società attiva nel settore del commercio all’ingrosso di materiali ferros, e apposero sigilli confiscando diciassette unità immobiliari, passando al setaccio più di trenta rapporti bancari. Sotto sequestro anche le quote dell’intero capitale sociale di una società per un valore complessivo stimato di circa 15 milioni di euro.

 

Il ‘curriculum’ di Marco Pesce.

Sin dal 1997 Pesce vanta precedenti penali e di polizia per i reati di furto, ricettazione, associazione a delinquere aggravata dall’uso di armi improprie, di traffico internazionale di T.L.E. (asse Montenegro-Puglia-Campania), porto e detenzione armi da sparo, lesioni personali, associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo (una vera piaga assieme alle slot e allo sfruttamento della prostituzione qui nel Sud Est Barese).

Dal 2001 al 2007 il pluripregiudicato putignanese ha subito sentenze irrevocabili di condanna per reati contro il patrimonio ed associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti per una pena complessiva di 10 anni e 10 mesi di reclusione oltre a già essere sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

 

Il blitz del 2010 e l’ombra di Parisi.

Nel maggio 2010 fu arrestato a seguito di un blitz antidroga che porto all’arresto di Marco Pesce e di altre 31 persone, trac cui 15 putignanesi, tutte appartenenti ad un pericoloso sodalizio criminale che era capeggiato appunto dall’allora 29enne Marco Pesce. Alcuni di questi affiliati al clan del boss Savinuccio Parisi.

200 Carabinieri del Comando provinciale di Bari, supportati da elicotteri ed unità cinofile, condussero quell’operazione denominata “Barracuda”.

Slot, cocaina, sesso: il nuovo business della mafia.

Le indagini di quell’operazione furono avviate nel 2005, oltre 10 anni fa, e in quel 2010 fu inferto un duro colpo alle attività criminali nel Sud Est Barese, avendo disarticolato il sodalizio che governava il mercato dell’eroina e della cocaina in molti comuni. Le investigazioni permisero di accertare come i proventi dell’illecita attività venissero riciclati con l’acquisto di appartamenti e di cavalli di razza. Da qui il cospicuo patrimonio di beni mobili, conti correnti ed immobili sequestrati nei vari blitz fino a quello del settembre 2016.

A distanza di sette anni da quell’operazione, ci rendiamo conto che la malavita pericolosa è ancora infiltrata nel tessuto economico del nostro territorio: i ‘soldi’ la mafia ormai li fa con le slot, la cocaina (ormai diffusa tra i giovani come fosse caffè) e il sesso forzato.

 

1 anno fa l’allarme della Questura e le intercettazioni!

Che fine ha fatto l’allarme lanciato esattamente un anno fa dalla Questura su tutto il territorio della provincia di Bari, con tanto di intercettazioni da brivido? Si sono spenti i riflettori, ma è probabile che magistratura e forze dell’ordine lavorino in silenzio, mentre in strada continua l’opera all’arancia meccanica, con assalti contro slot, ‘soste’ con spaccate alle stazioni di servizio, rapine, prostituzione e spaccio.

Quell’allerta di un anno fa (marzo 2016) rivelò quanto fossero pericolosi e avidi quei tentacoli del clan Parisi, e di altri gruppi malavitosi che si spartiscono i territori come fossero colonie da conquistare e da impoverire succhiandone risorse.

L’operazione si chiamava 'Do ut Des' e, tra le altre cose, spuntò una intercettazione con protagonista (tra gli altri) un tale Donato Catinelli detto 'U Sconvolt' al quale il clan Parisi chiedeva di controllare il territorio di Polignano, ricco grazie al boom turistico.

 

Lo scenario attuale da guerra civile: cani sciolti contro boss!

Oggi sembra che si stia assistendo a un nuovi inquietante capitolo: malavitosi cani sciolti, non rispondenti a clan organizzati, scorrazzano per tutti i comuni della provincia, compresa la ‘tranquilla’ Putignano, assaltando stazioni di servizio e rapinando appartamenti. L’operato di queste schegge impazzite, sfuggite al controllo dei boss e della rete organizzata, starebbe innescando la miccia pericolosa di una guerra civile, poiché vanno a toccare ‘clienti’ e comuni cittadini ‘protetti’ dalla malavita. Stanno pestando i piedi e risvegliando cani che dormono, uomini senza scrupoli che infestano il territorio. Si stanno riaprendo le fogne, purtroppo mai disinfestate.

Commenti 

 
#1 Pippo 2017-05-02 10:00
Ma cosa bisogna fare per finire in galera?
 

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