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Addio Gianclaudio

Gianclaudio Pinto

 

I funerali e il saluto dei Putignanesi
Gianclaudio Pinto… un ragazzo autentico, genuino, vero


“La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu…..”. Sono i primi righi di uno scritto di Sant’Agostino che sembrano essere recitati da questo splendido ragazzo ora nelle braccia del Signore. Gianclaudio Pinto alla giovanissima età di 38 anni a causa di un devastante quanto fulminante male del secolo non è fisicamente più al fianco di tutte le persone con cui ha vissuto la sua vita terrena.

Il pensiero non può non andare ai suoi due splendidi genitori “orfani” dell’unico figlio, ma Pasquale e Patrizia nonostante il dolore lancinante con grande dignità e grande fede hanno abbracciato il disegno divino che l’Altissimo aveva tracciato.

funerale Gianclaudio Pinto

Nel pomeriggio di martedì il feretro accompagnato dal rullare tumultuoso dei tamburi dell’Associazione Teatrale Hybris che lui stesso aveva più volte percosso, ha raggiunto la chiesa madre di San Pietro Apostolo per l’ultimo saluto.

Una chiesa sovraffollata e tanta gente fuori sul sagrato, ha commossamente ascoltato l’omelia di don Giangiuseppe Luisi: «Gianclaudio se né andato in punta di piedi e con tanta discrezione così come è entrato in punta di piedi nella vita di ciascuno di noi con il suo sorriso smagliante, autentico, pieno di vita. Non vi racconterò come Gianclaudio è morto ma cercherò di raccontarvi come ha vissuto la sua esistenza. Era un tipo tosto, un uomo appassionato della vita e che amava le sue radici. Amava smisuratamente la sua famiglia che per lui era un costante punto di riferimento, un porto sicuro. Amava gli amici, e amava le persone con cui faceva una esperienza di vita. Qualche anno fa descrivendo la sua esistenza ha detto "assistevo impotente al fluire degli eventi e non avevo la forza di viverli", ovvero con umiltà e profonda consapevolezza diceva che la sua vita doveva cambiare rotta per un appuntamento importante, quello dell’amore. Era un ragazzo che non amava i compromessi, i mezzi termini, i valori effimeri. Era un ragazzo autentico, genuino, vero. Era un ragazzo che amava la musica, in particolare Jovanotti e una frase di una sua canzone: “Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò, non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò”. Una frase, che lo descrive perfettamente e siamo sicuri che la sua ultima montagna lui sia riuscito a scalarla con profonda coscienza. Era un ragazzo appassionato del bene comune per il quale spendere la sua esistenza. In ciascuno di noi ha piantato un seme, adesso a ciascuno di noi, il compito di farlo fruttificare. Facciamoci quindi stimolare dalla testimonianza di una vita autentica che Gianclaudio ha cercato di vivere, cerchiamo anche noi di sprecarci per i valori alti, per i valori belli».

Un applauso scrosciante ha inondato la chiesa e le lacrime solcavano le gote degli amici più cari, quelli della radio, quelli di Hybris, quelli della pallavolo, quelli del lavoro, quelli della politica, quelli della sua vita. Presenti all’ultimo saluto, esponenti del mondo della politica con cui c’era un forte legame come il Sindaco di Bari Decaro e il Deputato Giuseppe Civati fondatore e segretario di Possibile. Non poteva non esserci il Sindaco di Putignano Domenico Giannandrea, amici da una vita che, seppur con ideologie diverse, avevano rispetto e ammirazione l’uno per l’altro; ma anche rappresentanti istituzionali della Amministrazione cittadina, atlete e dirigenze di società sportive, tutti, c’erano proprio tutti.

Con grande forza ma con altrettanta umiltà, l’ultimo saluto è spettato a Jenny, la sua compagna, il suo amore: «Ci sono due cose che Gianclaudio direbbe se fosse qui. La prima è che la scelta migliore che tutti possiamo fare è quella di essere buoni ogni giorno, la seconda che la vita è come il maiale, non si getta via nulla. A tutti voi che lo avete amato e per mantenerlo in vita, dico di prendere tutto quello che ci ha dato, di farlo nostro e di continuare ad amarlo».

Il distacco da questo ragazzo dal profondo spessore umano e di fede, è avvenuto sulle note di un brano che amava tanto. In una gremita Piazza Plebiscito si sono levate le note di Rebellion degli Arcade Fire per salutarlo con un semplice e affettuoso arrivederci. Le persone che non sono più al nostro fianco fisicamente lo saranno sempre e più intensamente se noi le sappiamo vedere e sentire in un’altra forma.

La morte, anche la più difficile da sopportare come quella di un figlio o del grande amore della nostra vita, è la naturale conclusione di un ciclo, breve o lungo, intenso o leggero e anche se per tradizione o per cultura rappresenta un momento doloroso, va cercata la forza di continuare il proprio percorso certi che dietro quella porta c’è sempre il caro e indimenticabile amico.